Era il 2017 quando per la prima volta ho incontrato Alberto Moioli. Allora, parlavamo di sogni, di passione per l’arte e di quella visione profonda che solo chi sa osservare oltre l’opera riesce a trasmettere. A distanza di otto anni, ho sentito il desiderio di ritornare a quel dialogo, con la consapevolezza che il tempo, se vissuto con intenzione, lascia segni preziosi.
L’arte, come la vita, evolve. E con essa, evolvono gli occhi di chi la racconta. Alberto non è mai stato per me solo un critico d’arte: è sempre stato un ascoltatore attento, un narratore dell’ anima degli artisti, un ponte tra l’uomo e la sua espressione più autentica.
Nel 2017 mi disse: “Il mio sogno è crescere, sempre, da tutti i punti di vista.”
E oggi, nel 2025, sono qui per chiedergli: quel sogno ha cambiato forma? Si è trasformato in qualcosa di più grande?
Questo nuovo incontro non vuole solo aggiornare un percorso, ma restituire uno sguardo nuovo su chi ha saputo, in questi anni, custodire l’arte come atto di presenza, come impegno e come poesia.
Bentornato Alberto. Riprendiamo il filo di quel dialogo iniziato sotto il sole d’estate, per lasciarci ancora una volta ispirare dal tuo modo di vedere, sentire e raccontare.
Come vedi oggi il ruolo dell’arte nella società? È ancora un “atto spirituale” o è diventato qualcosa di diverso?
Ciao Paola, caspita, sono già passati 8 anni? Nel mio ruolo di critico non sono abituato a parlare di me, come sai, ma ci provo, in virtù della sincera stima e amicizia che ci lega.
Il ruolo dell’arte non è cambiato, o perlomeno non è cambiato lo scopo dell’arte, che, per quanto mi riguarda, appartiene al tempo della crescita spirituale e umana.
Ogni artista con cui mi relaziono è per me una grande opportunità di crescita, un’occasione per provare a essere una persona migliore, ogni artista ha una propria storia da raccontarmi, una narrazione che, in genere, arriva dalla profondità del suo cuore.
Gli artisti con i quali scelgo di lavorare sono tutte persone per me davvero molto speciali. Artisti che, pur esprimendosi con tecniche e poetiche differenti, hanno il desiderio di comunicare qualcosa che abita la profondità della loro anima: chi con la fotografia, chi dipingendo paesaggi astratti, ritratti o altro; chi scolpendo opere che mettono in dialogo la materia con lo spazio; chi attraverso l’arte performativa.
Tutti sono animati da una vera e propria “necessità interiore”.
A tutti loro devo, quotidianamente, il mio più profondo ringraziamento, perché affidarmi il compito di scrivere o presentare la loro anima è un atto di fiducia che sento di dover ripagare offrendo, ogni giorno, la versione migliore di me, dal punto di vista umano e professionale.
Ebbene sì, anche alla luce di quanto ti ho appena detto, l’arte oggi è ancora — più che mai — un atto spirituale. Un gesto che si compie nella ricerca della bellezza, nello studio di un’espressione personale che possa rendere riconoscibile un linguaggio estetico unico, che può nascere solo attraverso una visione profondamente e autenticamente spirituale.
Mi riferisco, ovviamente, agli artisti con i quali lavoro.”

Qual è secondo te il compito di un critico d’arte nel 2025? È cambiato rispetto a alcuni anni fa?
Il mio compito è innanzitutto quello di rispettare profondamente la poetica dell’artista e cercare di offrire allo spettatore una chiave di lettura che possa evidenziare il vero valore di ogni opera d’arte e dell’artista.
Chi mi segue lo sa: dal punto di vista espositivo, amo occuparmi di mostre personali, proprio perché posso raccontare le opere anche attraverso la storia e la sensibilità degli autori.
Ho imparato, in oltre 20 anni di attività, che abbiamo il dovere di parlare d’arte, di raccontare l’arte ovunque e a chiunque, perché solo in questo modo possiamo educare alla bellezza. E Dio solo sa quanta ne abbiamo bisogno, soprattutto di questi tempi.
Ma per farlo è necessario cercare di scrivere e presentare l’arte con parole che possano arrivare a tutti, perché sono argomenti che possono davvero fare bene e portare benefici importanti nella vita di ognuno. Il mondo dell’arte è in continuo fermento, ma questo aspetto legato al ruolo del critico d’arte, per quanto mi riguarda, non è cambiato.”
Ci sono nuovi movimenti, correnti o artisti emergenti che ti hanno colpito recentemente?
Ci sono movimenti e correnti che continuano a nascere, e per i quali sono spesso interpellato. In genere, lo ammetto, amo spronare la nascita di queste iniziative — se animate da sane intenzioni — perché sono convinto che, se più persone si uniscono per portare avanti un’idea di bellezza nuova, possano davvero provare a incidere nel mondo del gusto, del mercato e anche della vita quotidiana. Come in ogni cosa, credo che insieme sia sempre meglio: insieme come artisti, ma anche insieme come vera rete di relazioni, capace di coinvolgere anche le gallerie e i musei, come accade con l’Enciclopedia d’Arte Italiana.
Da 13 anni questo progetto editoriale e artistico si fonda su una serie di collaborazioni, con lo scopo di mettere in risalto gli artisti che meritano attenzione. Tutto questo accade nel migliore dei modi grazie a uno staff straordinario e alla collaborazione con gallerie e musei che hanno compreso quanto sia determinante lavorare insieme.
Da qui sono nate mostre, ad esempio alla Camera dei Deputati, al Museo d’Arte e Scienza e con la Fondazione Luciana Matalon di Milano.
Ecco cosa è cambiato più di tutto in questi anni, nel mio lavoro: ho compreso l’importanza della collaborazione e mi sono meglio strutturato, con una persona che mi aiuta quotidianamente (Eva Basile), con collaborazioni — come quella con l’Archivio Paolo Salvati — e con alcuni referenti distribuiti in Italia e nel mondo: da Milano a Roma, Berlino, Ginevra, Mumbai, ecc.

Ascoltare Alberto oggi, otto anni dopo, è intenso. Le sue parole non solo raccontano il mondo dell’arte, ma restituiscono senso e profondità a chi lo attraversa con sincerità.
In un tempo in cui spesso ci si accontenta della superficie, della visibilità immediata, la sua voce rimane un invito alla cura, all’ascolto, allo scambio che nasce dal confronto autentico.
Questo dialogo, nato nel 2017 e ripreso oggi, non si chiude: si trasforma in un nuovo inizio, in uno spazio aperto alle possibilità future, alle collaborazioni che lasciano tracce, alle storie che ancora attendono di essere raccontate.
Grazie Alberto, per il tuo sguardo, per la tua dedizione e per la tua capacità di farci vedere — anche attraverso le opere degli altri — un riflesso più limpido di noi stessi.
A presto, sulle strade dell’arte e della bellezza, vi tengo aggiornati sugli sviluppi insieme ad Alberto.






