Saút: la storia autentica di un’ azienda che nasce dal cuore della Carnia

Intervista a Roberto e Jeanneth – Cercivento (UD)

Ho conosciuto Roberto e Jeannet in un gruppo nominato:“I Trasferiti in Carnia”, una piccola comunità online che oggi raccoglie quasi trenta persone accomunate dallo stesso richiamo: la voglia di lasciare la città per trovare qui, tra queste montagne, qualcosa che somiglia a un “nuovo inizio”.

La Carnia attira e respinge allo stesso tempo. Ti accoglie con una bellezza silenziosa e potente, ma sa anche metterti alla prova con i suoi ritmi lenti, il freddo che punge, la natura che non si lascia addomesticare. È una terra che ti entra nel cuore senza chiedere permesso: ti avvolge, ti sconvolge, ti costringe ad ascoltare.

Ed è proprio in questo contesto, in questa comunità di persone che hanno scelto la montagna come maestra, che ho incrociato la storia di Saút.

Una storia che parla di radici profonde, di tradizioni ritrovate, di mani che lavorano la terra e di persone che, lavorando la terra – e non solo – ritrovano se stesse. Una tradizione che non vuole scomparire.

Per capire Saút bisogna tornare indietro nel tempo.

A Cercivento, le erbe non erano un settore: erano la vita quotidiana. Medicina, cibo, e rimedi.

La conoscenza erboristica locale è documentata già dal 1918 grazie alla Società Medrala, che ha tramandato un sapere prezioso fino al 1975-76, offrendo lavoro e dignità alla comunità.

La Società Medrala: il cuore antico dell’erboristeria di Cercivento

Per comprendere davvero la storia di Saút bisogna tornare a una realtà che, per decenni, ha rappresentato il cuore pulsante della tradizione erboristica locale: la Società Medrala.

Nata nel 1918, in un periodo segnato dal dopoguerra e dalla necessità di ricostruire, la Medrala era molto più di un’ associazione: era un punto di riferimento per la comunità di Cercivento.

Una sorta di cooperativa ante litteram, dove le persone conferivano le erbe raccolte nei boschi e nei campi e ricevevano un compenso che, in quegli anni difficili, poteva fare la differenza per molte famiglie.

La Medrala raccoglieva, catalogava ed essiccava le piante spontanee del territorio. Creava un ponte tra il sapere contadino e un’economia locale sostenibile, documentando usi, proprietà, periodi balsamici e tecniche di raccolta con una precisione che oggi rappresenta un patrimonio prezioso.

Da 1918 al 1975-76, per oltre mezzo secolo, la Società Medrala ha custodito il sapere erboristico della valle, permettendo a intere generazioni di mantenere vivo un rapporto autentico con la natura.

Era un luogo di lavoro, sì, ma anche un luogo di cultura: un archivio vivente di tradizioni che non si sono mai davvero spente.E quando, nei primi anni 2000, il Comune ha deciso di riportare in vita la tradizione erboristica attraverso il progetto che oggi conosciamo come Saút, non ha fatto altro che riaccendere una fiamma che la Medrala aveva protetto per decenni.

Saút, in fondo, è l’erede naturale di quel sapere: un’eredità antica che oggi trova nuova forma, nuove mani e una nuova visione, senza mai tradire le radici da cui proviene.

Poi il tempo ha accelerato. Le famiglie si sono spostate, i campi si sono svuotati, il bosco ha iniziato a reclamare spazi.

Per questo, nei primi anni 2000, il Comune di Cercivento – attraverso un progetto Interreg – ha voluto riportare in vita questa tradizione, recuperando ettari di terreni concessi in comodato d’uso da famiglie del posto per sottrarli all’abbandono. La tradizione è tornata a respirare.E Saút ha iniziato a crescere.

Il Progetto Interreg, per chi non lo sapesse, è un programma ufficiale dell’Unione Europea pensato per favorire la cooperazione tra territori confinanti, soprattutto in aree montane, rurali o periferiche dove i paesi europei condividono problemi, risorse e opportunità.

Menaus: la cooperativa che ha ridato un cuore al progetto

Da tre anni, Saút è gestita dalla Cooperativa Sociale Menaus, nata nel settore boschivo e diventata custode di un progetto agricolo che ha un’anima profondamente umana.

Nei campi lavorano persone provenienti dal centro di salute mentale che affrontano percorsi complessi.E proprio qui, tra le erbe, avvengono trasformazioni che non si possono ignorare.

Roberto mi racconta di un uomo con un passato segnato dall’alcol. Ha iniziato ad aprile 2025 con lavori legati al bosco. Ad agosto è entrato nei campi.

A settembre aveva smesso di bere. Un mese. In mezzo alla natura. Un risultato che parla da solo, e che per Roberto rappresenta una delle vittorie più grandi di Saút. Perché qui non si coltivano solo piante: qui si aiuta a ricostruire le vite.

Il significato del nome: un ponte tra passato e presente

“Saút” porta con sé un doppio significato: sambuco, simbolo della tradizione locale, e sapere, il sapere orale, quello che passa di mano in mano, di voce in voce, attraverso la pratica più che attraverso i libri.

È un sapere che abita le persone, non le pagine. Un sapere che Saút vuole custodire, rinnovare e trasmettere, una terra lavorata con la lentezza che cura.

Saút segue i principi della permacultura: cura della terra, cura della persona, cura del futuro.

Nei campi non si usano pesticidi né prodotti chimici.Il suolo non viene rivoltato. Si lavora in successione naturale, affidando a radici, lombrichi e microrganismi il compito di rigenerare il terreno.

C’è un progetto chiaro per eliminare progressivamente i teli neri pacciamanti, preferendo materiali naturali.Sono stati creati letti permanenti che resteranno lì negli anni a venire, veri micro-ecosistemi in equilibrio.

È un’agricoltura che richiede tempo, delicatezza, costanza.Quella che segue il respiro della natura, non il ritmo del mercato.

Un lavoro enorme nascosto in ogni prodotto

Saút produce:

• tisane e infusi

• sali aromatici

• cuscini “Dolci Sogni”

• cosmetica naturale

• oli essenziali e idrolati (in sviluppo)

Tra tutti, i sali aromatici sono un simbolo della qualità del progetto:ogni erba è coltivata, raccolta nel periodo balsamico, e subito essiccata a bassa temperatura, per conservare intatta la sua essenza.Un lavoro immenso per un prodotto spesso sottovalutato nel suo valore reale.

Ma la vera forza economica di Saút è oggi la cosmetica naturale: creme, oli e shampoo formulati da un laboratorio specializzato che utilizza esclusivamente le piante raccolte da Saút.

Vi racconto brevemente di alcuni prodotti che mi hanno colpito: dell’olio alla melissa, rilassa muscoli e mente, favorisce il sonno, scioglie le contratture, calma l’ansia. Ne basta pochissimo: è ricchissimo di principi attivi.

Crema anti-età all’ echinacea perché le radici dell’ echinacea hanno proprietà elasticizzanti .Insieme alla vitamina E, rendono la pelle morbida, tonica e nutrita. Le creme sono leggere, non invadenti, perfettamente assorbibili.

Saút non offre prodotti “miracolosi”. Offre prodotti veri. E questo, oggi, è la differenza più grande.

Il futuro: aprire i campi alle persone

Durante l’intervista, Roberto e Jeannet raccontano un sogno concreto: organizzare giornate di raccolta aperte al pubblico.

Giornate in cui le persone possano:

• entrare nei campi

• raccogliere insieme le erbe

• capire quanto lavoro richiede ogni singolo prodotto

• condividere un pranzo comunitario

• respirare la montagna in modo autentico

Un modo per unire utilità, trasparenza e comunità.

Un’idea bella, pulita, profondamente coerente con la filosofia di Saút.

Da gennaio verranno aperte le pre-iscrizioni, con posti limitati per garantire un’esperienza vera e gestibile, ma ne riparleremo insieme.

C’è qualcosa, nei campi di Cercivento, che nessuna fotografia riesce a catturare davvero.

È il silenzio che cambia quando ti avvicini alle piante.

È il ritmo lento del lavoro fatto a mano.

È il profumo dell’erba fresca, capace di riportarti a un tempo in cui tutto era più semplice.

È la dignità delle persone che, attraverso un gesto quotidiano, ritrovano un nuovo inizio.

Per scoprire Saút www.sautcercivento.it

Se avete voglia di andarci insieme, vi accompagno volentieri, alla prossima…e grazie di seguirmi


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