Riapro la sezione interviste: il mio incontro con Fabio Brescacin- Ecor-NaturaSì

Ogni progetto nasce da un incontro.
Il mio primo incontro “vero” con il mondo del biologico, quello fatto di scelte consapevoli e di visioni profonde, porta il nome di Fabio Brescacin.

Era il 2017 quando mi accolse con naturale semplicità nei suoi campi, tra il profumo della terra e un tavolo rustico che sembrava ricordare a entrambi ciò che davvero conta: l’umanità dei rapporti.

Quell’intervista – la prima di un percorso che oggi riprendo e rilancio – non fu solo una conversazione. Fu un passaggio di consegne silenzioso: Fabio mi aprì non soltanto le porte della realtà Ecor – NaturaSì, ma anche quelle di un modo diverso di guardare alla responsabilità, alla terra, al futuro.
Mi offrì fiducia e possibilità, permettendomi di organizzare alcune iniziative all’interno della loro struttura, un gesto che negli anni ho sempre custodito con gratitudine.

Oggi, dopo un anno in cui NonSoloWork è rimasto in silenzio, riapro la sezione interviste ripartendo proprio da lì: dalla voce di un uomo che ha trasformato una ricerca personale in un progetto collettivo.
Ricomincio dall’incontro con Fabio Brescacin, una conversazione che, ancora oggi, custodisce la forza delle cose autentiche.

VIVERE LA NATURA per uno stile di vita a salvaguardia della terra e dell’uomo – Intervista a Fabio Brescacin

Quanti fra noi non si sono detti, almeno una volta nella vita: “mollo tutto e mi ritiro in campagna”? Non pochi, forse, avvertendo il tempo scandire momenti che non sono più a misura d’uomo.

Questo è quello che, in tempi non sospetti, ha spinto Fabio Brescacin, ad intraprendere un cammino in questa direzione, dando vita ad una realtà fra le più floride degli ultimi anni: ECOR – NATURA SI’, della quale è presidente.

Non una scelta dettata da mode, da stili di vita imposti come nuovo status, ma un orientamento preciso, dettato da conoscenze e nuove consapevolezze che ne hanno determinato l’avvio, la crescita e il consolidamento.

Tutto a difesa dell’uomo e dell’ambiente. Un modo per “voler bene” a tutto ciò che ci circonda, attraverso la cura della terra e la sua produzione naturale, biologica e biodinamica.

 Chi è Fabio Brescacin come uomo e cosa l’ha spinto a fare tutto quello che ha fatto?

 «Sono un uomo che ha cercato molto e questo cercare mi ha portato a trovare risposte alle mie domande, che mi hanno permesso di mettere a fuoco cosa volevo fare, quale impronta lasciare in questa esistenza. Ma penso che sia un po’ così per tutti … quando si è giovani, ti affacci alla vita con un bagaglio pieno di domande più che di risposte e così, quando iniziai a lavorare e mi trovai di fronte ai momenti delle “turbolenze” sociali, mi sentii spinto a cercare altro. Posso dire che la molla, di tutto questo cercare, sia stata sicuramente l’insoddisfazione verso quello che vedevo. E visto che “chi cerca, trova”, poco alla volta sono venuto a contatto con il mondo del biologico, un mondo sconosciuto alla maggior parte delle persone, allora.

Personalmente ho trovato che la via del biologico si conciliava con tante cose, con quello che sentivo da sempre, tra cui il rapporto con la natura, il senso di rispetto, di tutela, in un momento in cui i temi dell’ecologia e dell’ambiente cominciavano  ad essere veramente pesanti, impattanti

Poco alla volta si è fatta strada la consapevolezza di un significato più profondo e dell’esigenza di un vivere più equilibrato, più in sintonia con la natura e che sentivo, dovesse partire dall’ alimentazione. Ero convinto (ma lo sono ancora) che il nostro atteggiamento verso la natura e il nostro modo di alimentarci può cambiare in noi molte cose, e di conseguenza riflettersi anche sul mondo circostante.

Il rispetto, l’osservanza di principi legati al mondo della natura, che per certi versi sfociano anche nello spirituali, possono veramente portare a dei cambiamenti sostanziali. Lo credevo quando iniziai a lavorare negli anni 70/80, anni in cui c’era la contrapposizione dei due blocchi Est-Ovest, e lo penso ancora di più oggi. Ma lo si può vedere, non credi? Poco alla volta si fa strada un nuovo modo di approcciarsi all’alimentazione che parte da un nuovo pensiero, da nuove consapevolezze.»

Che cosa è per te la responsabilità?

«È saper trovare soluzioni che abbiano un effetto positivo. Farsi carico di tematiche cercando di portarle avanti, tra fatiche e imperfezioni. Nel senso che tutto quello che facciamo non sempre è perfetto e ogni momento richiede impegno, sforzo per migliorare … Essere responsabili, nel nostro caso, di fronte ad un Ideale è una cosa talmente elevata che non la vedi mai realizzata o appena raggiungi un obiettivo, te ne viene presentato subito un altro. Ma oltre a questo, sento la responsabilità nei confronti delle persone. Nella creazione di un’impresa coinvolgi collaboratori, fornitori, clienti, di fronte al quali diventi responsabile e di riflesso lo diventi di fronte al mondo. Sento fondamentale lasciare qualcosa di “buono”, un’impronta positiva, facendo fare un piccolo passo avanti nel modo di pensare le cose, di tradurle in azioni, per nuove consapevolezze.»

Abbiamo con noi la macchina del tempo. Vorresti andare avanti o indietro nel raccontarmi di te?

Fabio si ferma, riflessivo…

«Non credo esista né l’indietro né l’avanti … magari esiste solo il presente di questa realtà, perché il passato è un periodo di tempo in cui una cosa è già stata messa in atto. Se ripenso a tutto quello che ho fatto, mi vien da dire che sicuramente avrei potuto farlo meglio e guardandolo, adesso, dopo tanti anni, mi chiedo perché sia andata così. Poi mi dico che le condizioni non mi potevano portare ad altre scelte se non a quelle, le capacità e le decisioni prese allora non potevano essere che quelle.»

Una cosa che vorresti realizzare nei prossimi anni?

«Fra 20 anni quello che vedo davanti a me è il miglioramento di quello che mi ha ispirato all’inizio, del compito che mi sono prefisso, talmente ampio e complesso da presentarmi sempre qualcosa che va “aggiustato”, perfezionato. La tensione è sempre verso il completamento che però, so che non esiste; bisogna aggiungere sempre nuovi tasselli, non uscire da quella strada ma tendere sempre a quella che è stata l’ispirazione iniziale … Direi che il futuro può permettere una sorta di miglioramento, può essere perfezionato mettendo a punto i particolari..»

 L’Armonia per Fabio è…

«È sentire il Tutto come un organismo, ogni persona è parte di un insieme e ha senso se riesce a inserirsi all’interno di questo meccanismo e a contribuire fattivamente alla realizzazione di un nuovo stile di vita. Si deve sempre protendere verso l’armonia, deve essere una cosa continuamente cercata e il primo passo, per me, è nella relazione con l’altro. Se tu suoni una musica deve accordarsi con quella dell’altro, deve essere all’unisono.

L’armonia la si cerca perché siamo imperfetti e come esseri imperfetti si rompe di continuo e bisogna ricostruirla, sempre, con pazienza e perseveranza. Ma bisogna crederci! »

Rileggere oggi le parole di Fabio Brescacin significa ritornare all’essenza di ciò che mi ha spinto a creare NonSoloWork: raccontare visioni, restituire voce alle storie che ispirano, ricordare che ogni scelta autentica nasce sempre da una ricerca profonda.

Questa intervista, la prima di un nuovo cammino nel 2017, è il ponte tra ciò che è stato e ciò che sta tornando a prendere forma.
E se c’è una cosa che porto con me da quell’incontro del 2017, è l’idea che la responsabilità e il rispetto per la terra non siano concetti astratti, ma possibilità concrete di trasformazione.

Da qui riparto.
Dalle parole che hanno segnato un inizio.

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